mercoledì, 15 aprile 2009

aumento delle curvature. delle schiene.

il direttore generale della rai, tal mauro masi, credendo di fare il suo dovere, ha sospeso vauro dalla trasmissione annozero. vauro è stato ritenuto reo di avere offeso il pubblico con una sua vignetta, ritenuta dal masi "gravemente lesiva dei sentimenti di pietà dei defunti e in contrasto con i doveri e la missione del servizio pubblico".

il masi, nel tourbillon da bar sport che ha visto annozero come capro espiatorio di tutta la vicenda del terremoto, non ha trovato il tempo di capire che cosa significasse la vignetta di vauro. non dico le parole e le immagini. ma il contesto a cui si riferiscono. o forse l'ha fatto e ha ritenuto opportuno censurare. ma io credo che non l'abbia fatto. altrimenti un minimo accenno, nelle sue dichiarazioni, l'avrebbe fatto. anche sottile sottile, giusto per salvare un po' di faccia. per dire, ad esempio: lo so, sono cretini loro, ma io che ci devo fare?

comunque, visto che masi può preservarci da un'offesa dei nostri sentimenti di pietà, ma nessuno può preservarci da masi, che evidentemente non prevede che possano esistere interpretazioni di un dato, considerandoci tutti al suo livello di intelligenza, ebbene, riporto la vignetta.

non solo come atto di solidarietà nei confronti di vauro. ma come atto di raziocinio nei confronti del mondo.

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19:10 Scritto da: steulot in videogiochi | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

martedì, 24 febbraio 2009

battista, i sali!

 

 

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Mi raccomando, chiudete sempre il rubinetto quando vi lavate i denti, e fate la doccia anzichè il bagno così consumate meno acqua....

 

Jarvis (2007) stima in circa 7 litri il fabbisogno di acqua per la raffinazione di 1 barile di petrolio greggio (158,98 litri). Riportando dati della America Plastics Association, Jarvis (2007) afferma che sono necessari 2,27 litri di petrolio greggio per produrre 1 kg di PET. Circa 91 litri d’acqua sono invece necessari per la produzione di 0,45 kg di plastica.
Per 1 kg di PET, dunque, sono necessari: 2,27 litri di petrolio greggio e circa 202 litri d’acqua.

Dai dati resi disponibili da Terna, nel 2007 il settore della produzione di materie plastiche in Italia ha richiesto 8841 GWh di energia elettrica, pari a 2526 kWh per tonnellata di plastica prodotta. Il settore delle bevande analcoliche ha richiesto, per la produzione di 180000 t di imballaggi rigidi in plastica, 455 GWh nel 2007.

Il processo produttivo dell’energia elettrica richiede ingenti consumi di acqua: Gerbens-Leenes et al. (2008) stimano che il consumo per produrre 1 GJ di energia elettrica vari da 110 litri, nel caso quest’ultima sia ricavata dal gas naturale, a 1060 litri con lo sfruttamento del petrolio. Nel primo caso, per produrre 1 TWh sono necessari 390 milioni di litri d’acqua, mentre nel secondo caso sono necessari quasi 4 miliardi di litri. Le fonti rinnovabili, invece, presentano estremi molto più distanziati. Sono richieste quantità nulle di acqua nel caso dell’eolico e quantità molto ingenti nel caso delle biomasse: 1GJ prodotto con quest’ultimo vettore consuma infatti 70000 litri d’acqua.
Terna mette a disposizione del pubblico anche i dati relativi al mix energetico italiano nel 2007. Il 55% dell’energia elettrica è prodotto a partire dal gas naturale, il 14% da prodotti solidi (e.g. carbone) e poco più del 7% da petrolio e prodotti petroliferi. Per quanto riguarda le rinnovabili, l’idroelettrico totale copre poco più del 12%, seguito da biomasse e rifiuti con il 2,21% e dalla geotermia con 1,77%.


Combinando questi dati con quelli relativi ai consumi di acqua di cui sopra, risulta che il consumo totale italiano di acqua nel 2007, per la produzione di energia elettrica è risultato pari a poco più di 5000 miliardi di litri. Risulta pertanto che per la produzione di 1 GWh in Italia nel 2007 sono stati consumati 15,96 milioni di litri d’acqua.


Per produrre i 455 GWh di energia elettrica necessari alla fabbricazione di imballaggi in plastica rigida usati nel settore delle bevande analcoliche in Italia, sono stati necessari, nel 2007, circa 7261 milioni di litri d’acqua.
I consumi d’acqua della produzione della plastica sono, come messo in evidenza in precedenza, pari a 202 litri per ogni kg di plastica prodotto (il valore si riferisce al PET). Per la produzione di 180000 t di plastica, usata nel settore delle bevande analcoliche come imballaggio, sono dunque impiegati 36360 milioni di litri d’acqua.

In totale il settore delle bevande analcoliche ha richiesto, per la sola produzione degli imballaggi in plastica, poco più di 44 miliardi di litri d’acqua.

 

A occhio e croce, perchè su questo non ho ancora trovato dati precisi, il settore delle acque minerali produce 12 miliardi di litri all'anno. Di questi, l'80% è imbottigliato in plastica, 9,6 milioni di litri. Le bibite gassate e non e gli sport e energy drink assommano ad altri 3 miliardi. Di questi, facciamo che 2 miliardi sono imbottigliati in plastica. Il mercato delle bevande analcoliche in plastica assomma a 11,6 miliardi di litri. Ecco, ogni litro di acqua minerale che bevete ha richiesto, oltre all'acqua in esso contenuta, più o meno 4 (QUATTRO) litri d'acqua. E questo solo per gli imballaggi in plastica necessari. Poi a occhio e croce sommiamoci 1 litro d'acqua di processo e servizio necessario alle imprese imbottigliatrici.

A occhio e croce, ogni litro d'acqua minerale che bevete richiede un prelievo dall'ambiente di 6 litri d'acqua.

A occhio e croce ogni bottiglia messa in tavola richiede 9 litri. Ogni cestello d'acqua che avete comprato al supermercato e vi siete caricati sulle spalle per 4 piani di scale, 54 litri.

A occhio e croce siete tutti matti.

17:38 Scritto da: steulot in sport | Link permanente | Commenti (5) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

martedì, 17 febbraio 2009

avei pì nen i oj sut*

 

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 Se atene piange, sparta non ride. E intanto noi non abbiamo manco i fazzoletti per asciugarci gli occhi.

Veltroni, dimissionario dal PD questa mattina, ha confermato di voler lasciare. Detto in premessa che dimettersi è qualcosa che in Italia non usa fare quasi mai e di questo a Walter va dato atto, per il resto la situazione del Pd è drammatica. Un’opposizione farsa è pur sempre meglio che zero opposizione. Piuttosto che niente meglio piuttosto. 

Davvero?

Tanto per fare un esempio…Berlusconi in questo momento dovrebbe fare i conti con una condanna per avere corrotto giudici di un processo in cui si trovava imputato (all iberian). E invece se ne sta allegro allegro a festeggiare la vittoria su Soru in Sardegna. Ovvio, con il Lodo Alfano ha salvato la pellaccia. Ecco, magari uno straccio di opposizione, nel caso del Lodo Alfano avrebbe giovato. 

(detto di sfuggita: Silvio è uno che impara dagli errori passati. corrompere i giudici non paga, rischi che ti becchino. Le strade comode non sempre sono le migliori. La strada lunga, lunga 15 anni di politica, paga, eccome se paga. Maremma impunita).

 

*non avere più gli occhi asciutti

18:26 Scritto da: steulot in corti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

lunedì, 16 febbraio 2009

veltroni dì qualcosa di sinistra

 

 
 
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Nuova grande iniziativa di questo blog: un gioco con ricchi premi per i più bravi.

 

Il gioco di oggi consiste nel collegare le dichiarazioni seguenti con le sigle dei partiti politici cui appartengono coloro che hanno rilasciato queste dichiarazioni.

Buon divertimento...

 

Ecco le sigle:

UDC
AN
Idv
PD
PD
Lega
Lega
FI
FI
 

Ecco le dichiarazioni:


1.“Dobbiamo confrontarci con la triste realtà di flussi migratori maschili che, sia per la cultura di provenienza che per l'appartenenza a fasce delinquenziali, non hanno nessuna remora morale ad aggredire donne indifese di qualsiasi età".

2."Noi siamo favorevoli a ogni provvedimento utile ad aumentare le forze di polizia per le strade”.

3."Sono convinto che introdurre la castrazione chimica per chi commette degli stupri sarebbe una soluzione che potrebbe darci tranquillità".

4."Se Maroni e la Lega non sono in grado di ottenere più soldi e più uomini per la sicurezza allora il ministro dell'Interno dovrebbe avere la dignità di dimettersi".

5."Nessuno vuole criminalizzare questo o quel gruppo etnico. Dobbiamo però intervenire su queste condizioni di degrado, perché dal degrado nasce l'insicurezza".

6."E' inutile continuare ad illudersi che la soluzione sia più militari nelle città, quando continuano a diminuire le risorse per il comparto e non si provvede al reintegro degli organici mancanti della polizia”.

7."Il ministro della Giustizia, il ministro dell'Interno e la magistratura comincino una buona volta a interpretare il sentimento popolare e applichino con la massima severità le leggi che già ci sono per poter difendere la nostra società da questa orda di barbari che da troppo tempo scorazza impunemente per il Paese".

8."Va utilizzato tutto: militari e forze dell'ordine”.

9.“Di fronte agli ennesimi casi di violenza sulle donne è evidente che non siamo e non possiamo più' fingere di trovarci davanti solo ad una serie di episodi”.

 

23:42 Scritto da: steulot in videogiochi | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

lunedì, 02 febbraio 2009

ma perchè non ti fai pure tu feisbuc?

 

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 Allora è ufficiale.
Il proprietario di Feisbuc ha gettato la maschera al vertice di Davos. Un vertice dove non ci invitano un cretino qualsiasi. Ma solo coloro che hanno voce in capitolo nelle grandi, anzi grandissime manovre finanziarie ed economiche mondiali. Proprio a Davos il proprietario di Feisbuck ha abbandonato il suo classico stile bermuda-infradito e, indossata giacca e cravatta, ha mostrato ai famelici squali dell’economia multinazionale come si fa a usare feisbuc come gigantesca banca dati a fini commerciali. Gratuitamente, è possibile accedere ai dati pubblici e incrociare chiavi di ricerca per ottenere il risultato preferito. E questo penso che già l’avessero imparato a fare, gli squali. 
La novità l’ha rivelata il Guardian. Il signor proprietario di feisbuc avrebbe intenzione di cominciare a vendere i dati raccolti. Bocconi ghiottissimi. Anche perché evidentemente si renderebbero disponibili dati di qualità ben diversa da quelli gratuiti…

Mi si dirà che sono il solito catastrofista. Ho sempre giustificato la mia scelta di non “mettermi pure io su feisbuc” perché non mi andava di regalare gratuitamente i miei dati a qualsiasi squalo volesse sapere ogni quanti mesi compro un paio di mutande, di che taglia le prendo, se le preferisco con l’elastico alto o basso, di che colore le compro e se per capodanno le prendo rosse. Oltretutto, non vorrei mai essere inserito nella categoria mutande a elastico basso, incrociata con la categoria “amante dei viaggi in monopattino” con la categoria “orientamento liberaldemocratico”. Se vogliono informazioni del genere, che me le vengano a chiedere e che paghino per giunta.
Ovviamente so già che quelle informazioni le possono avere anche senza la mia iscrizione a feisbuc. E va bene. 
L’altra ragione è che passo la vita a scappare dalla gente che non voglio incontrare e non vedo dunque perché dovrei iscrivermi su un network che ha lo scopo di farti trovare dalla gente che non vedi da 20 anni. Se non ti vedo da 20 anni, un motivo ci sarà, no?

Quanto alla raccolta dei dati personali, la compagnia Infoscan fa già il lavoro di feisbuc da anni. Prende i dati delle fidelity card. Et voilà. Costruiscono banche dati mostruose. C’è tutto. Poi prendono il pacchetto e lo vendono ai cartelli delle aziende multinazionali. Che così sanno che il signor tal dei tali, trentenne, laureato in ingegneria aerospaziale, impiegato, non sposato, andando alla Cooppe di mercoledì, solitamente alle 18, compra 1 pacco di salsa a marchio Cooppe, se lo trova in offerta, altrimenti prende un pacco nuovo e mai assaggiato. Evidentemente il signor tal dei tali è uno che ama le novità, oltre ai viaggi in monopattino e ai saggi politici di orientamento anticomunista. Tal dei tali paga come sempre con carta di credito, esce, prende la sua macchina e percorre un tratto di tangenziale a pagamento (come risulta dalla sua viacarde). Prima di andare a casa passa da blocbaster e noleggia una commedia americana classica per la sera e un videogioco sparatutto con i mostri per la pleistescion e infine compra una vaschetta di gelato aghendazz al cioccolato belga. Poi va a casa, mangia la pasta con il sugo e s’addormenta davanti alla commedia americana classica.
Bene, questi dati sono pagati fantastiliardi. Sono dati talmente precisi e talmente costosi che al confronto i dati istat sono previsioni con la palla di cristallo. Inutile dire che le Università fanno ricerca con i dati istat, perché quegli altri non se li possono permettere.

Non mi faccio manco le fidelity card, per evitare di andare a regalare i miei dati a qualsiasi squalo che sia disposto a pagare a sufficienza qualche altro squalo che abbia pagato a sufficienza il mio supermercato per farseli dare. Il tutto per farmi trovare una nuova confezione di pelati il mercoledì alle 18.

Oggi ho una ragione in più per mandare a quel paese quelli che mi invitano a farmi pure io feisbuc. E ho una ragione in più per denunciare quelli che mi dicono che la pagina me la fanno loro, a tradimento.
Sono un illuso, lo so, ma che dovrei fare? Il gruppo "boicotta la vendita dei dati personali" su feisbuc? Che mi si paghi un monte di vaini! Tiè.

19:24 Scritto da: steulot in tecnologia | Link permanente | Commenti (4) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

lunedì, 26 gennaio 2009

ONORE E GLORIA AL NOSTRO SENATORE PREFERITO

 

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voglio ringraziare come si deve e tributare tutti gli onori a questo onesto e meritevole servitore della patria

il prof. Giuseppe Valditara, Ordinario di istituzioni di diritto romano nella Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Torino, già Direttore della Collana "Il pensiero NeoCon" di Rubbettino Editore; già direttore scientifico della Collana "i libri del Delfino" presso la casa editrice "Ghisetti & Corvi"; già senatore della Repubblica eletto tra le file di Alleanza Nazionale, già Vicepresidente della commissione bicamerale per l'infanzia; già capogruppo di Alleanza nazionale nella commissione I Senato Affari costituzionali; già membro della commissione VII Senato istruzione, Beni culturali, Sport; già membro della commissione bicamerale per le questioni regionali; già componente della commissione di studio sul ruolo dell'Italia nell'Unione Europea, nella prospettiva delineata dal nuovo Trattato Costituzionale; già Eminent Advisor della associazione Treelle.

il nostro è l'unico che si sia fatto carico delle esigenze dei poveri dottorandi. ha portato la borsa di studio da 809 euri netti mensili a più di 1000. ma cosa ancora più incredibile è che l'aumento è stato retroattivo, a partire dal mese di gennaio 2008. oggi, incredibile ma vero ho addirittura ricevuto gli arretrati dell'aumento, da gennaio a luglio.

qui è possibile trovare una intervista di repubblica, nella quale tra l'altro si parla di come l'Unione (vi ricordate l'Unione? quella specie di aggregazione di centrosinistra venuta prima del PD, dopo l'ulivo, dopo la quercia, dopo il pci?) abbia votato contro CONTRO per mancanza di fondi. COMUNISTI!!

Al grande prof. Valditara la nostra riconoscenza imperitura. 

13:52 Scritto da: steulot in iniziative | Link permanente | Commenti (7) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

martedì, 20 gennaio 2009

meno male che silvio c'è

 

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Comincio a diventare seriamente filoberlusconiano…

"La crisi non è così drammatica come tutti vogliono pensare e il meno 2 per cento del Pil previsto significa che torneremo indietro di due anni e due anni fa non stavamo così male". 

È un sostenitore della teoria della decrescita e manco lo sa.

Meglio un berlusconi per la decrescita suo malgrado, o qualcun altro che si professa per la fine del dominio del pil e poi vuole la crescita a tutti i costi?

Meno male che Silvio c’è.

17:51 Scritto da: steulot in corti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

sabato, 17 gennaio 2009

cose che nobilitano

 

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 ho un lavoro...

16:35 Scritto da: steulot in iniziative | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

martedì, 13 gennaio 2009

ma che razza di iniziative fai?

 
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Una bella occasione sprecata l’iniziativa dell’arci “Ma che razza di parole usi?”.
È un peccato, perché in questi tempi di razzismo programmato, ad orologeria, sarebbe stato bello capire i meccanismi attraverso i quali, nostro malgrado, finiamo per essere razzisti. Per escludere e sospettare. Sarebbe stato bello capire a chi giova, chi ci guadagna. 
In modo particolare in una realtà come quella di siena, così chiusa e sospettosa. 
Sarebbe stato bello capire se ci sono dei collegamenti tra i titoli del corriere di siena, quando si classificano le persone in (in ordine di dignità): contradaiolo, montepaschino, senese, studente fuori sede, immigrato, extracomunitario e clandestino (ma queste ultime tre categorie spesso sono confuse), dicevo sarebbe stato bello capire se questa categorizzazione contribuisca a rendere la città ancora più chiusa e sospettosa.
Quale migliore occasione, allora, se non quella nella quale è proprio il caporedattore cronaca del corriere di siena a fare da moderatore della discussione? 
Bene.
In due ore non è stato praticamente mai affrontato il tema del razzismo. Ogni tanto moni ovadia lo rasentava, per poi finire a parlare di manipolazioni giornalistiche, gaza e storielle yiddish. Vergassola completamente fuori tema, e fuori luogo. 
L’apice della serata ha corrisposto con le domande più ficcanti del caporedattore cronaca del corriere di siena: 
“ma parliamo di razzismo nello spettacolo. Ecco, vergassola, secondo lei maurizio costanzo è razzista?”. Vergassola, per fortuna, va fuori tema anche in una domanda fuori tema.
Non contento, il caporedattore cronaca prosegue: “E simona ventura? È razzista simona ventura?”
Per fortuna a questa domanda una signora ha urlato che non ce ne poteva fregare di meno. Siamo stati in pochi ad applaudirla, poi ho capito perché. Il caporedattore cronaca del corriere di siena è una persona molto potente qui a siena. Che non va contraddetta. 
Però è un peccato. È un peccato pensare che il razzismo riguardi sempre gli altri. È un peccato parlare di d’alema, berlusconi, gaza, gnocca. È vero, la gente ride, si trova d’accordo e si sente anche un po’ sollevata. Ma è un peccato.
È una manipolazione del linguaggio in senso razzista anche il non parlare di razzismo. Pensare che siano sempre gli altri i razzisti. Così come è mafioso non parlare di mafia.
Io non sono razzista, sono loro che sono negri, terroni, froci, musi gialli e razzisti.

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domenica, 11 gennaio 2009

per consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità di verità

 

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Dieci anni fa moriva fabrizio de andrè.
Da un paio di settimane tutti lo ricordano, con articoli, interviste, trasmissioni, concerti, mostre. Tutti se ne appropriano, ciascuno ha qualcosa da raccontare a proposito. A forza di parlarne, però, sembra che se ne debba parlare per forza.
Io non ho aneddoti da raccontare che riguardino il mio rapporto con lui. L’ho conosciuto solo dopo la sua morte. E una volta l’ho anche sognato. Suonava sotto un piccolo arco, in un vicolo in discesa. Non ricordo la canzone. L’aneddoto, appunto…
De andrè ha contribuito in maniera determinante a formarmi come persona. Se escludo la famiglia e alcuni amici, non c’è nessun altro che abbia giocato un ruolo così pesante. De andrè è arrivato nella mia vita in un momento di passaggio fondamentale, tra la fine delle superiori e l’inizio dell’università. Tra fossano e siena. Nei miei tanti viaggi tra fossano e siena e tra siena e fossano, mi capitava di ascoltare un live. E mi capitava, prima involontariamente e poi volutamente, di ascoltarlo passando per genova. Non la genova dei carrugi, ma quella degli svincoli, dei ponti e delle gallerie. Non la genova cantata da de andrè, ma quella solo immaginata, quella del chissà come sarà fatta per davvero, genova.
Non mi viene in mente una persona che abbia maggiormente saputo cogliere l’umanità e l’abbia saputa raccontare.
De andrè mi ha portato il dubbio, l’idea di un pensiero critico, meno pragmatico. Ha complicato notevolmente le cose. e gliene sono grato.
 

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giovedì, 08 gennaio 2009

razzismo e parole

siccome questo blog è un servizio pubblico fin dai tempi eroici della campagna "adotta anche tu un battipagliese", ci tengo a diffondere la notizia di questo incontro, visto il tema e visti gli ospiti (uno in particolare).

ACCORRETE NUMEROSI...

 

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11:51 Scritto da: steulot in iniziative | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

giovedì, 25 dicembre 2008

LA CRISI NON ESISTE

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Buone notizie. È natale. E siccome è natale bisogna dare buone notizie.

Dunque, una volta per tutte, la crisi non esiste. NON ESISTE.

La crisi esiste se pensate che viviamo in un sistema economico che ha fatto del motto “il più è meglio” la propria carota. Appesa ad un bastone e fatta penzolare davanti al muso del mulo, il quale, poveraccio, tira come un dannato per raggiungerla. Se pensate di essere quel mulo, allora siete in crisi. Perché, improvvisamente, quella carota ha cominciato a marcire, e anziché il profumo cominciate a sentirci la puzza. E poi si è fatta piccola piccola, perché i pezzi marci hanno cominciato a cadere. Se pensate di essere muli che rincorrono moncherini di carota, allora siete in crisi. E probabilmente non ne uscirete.

Se invece pensate che la carota è una gran presa per i fondelli, allora non siete in crisi. Siete in stasi. In una fase di non crescita, o, addirittura di decrescita. Capisco che tra il più e l’uguale siate sempre stati abituati a scegliere il più. Più lavoro, più ore, più straordinari, più pil, più crescita, più metri quadri, più cavalli, più chilowattora, più zamponi, più lenticchie, più viaggi alle Bahamas. Più medicine, più malattie, più ricoveri, più sedute di psicoterapia. Più truppe, più democrazia, più primarie. Più allarmi maltempo, più sicurezza, più impronte, più rimpatri.

Se qualcuno dei più precedenti vi ha causato un minimo di disgusto, anche impercettibile a occhio nudo, allora potreste anche trasformarvi da muli a esseri umani e trasformare questo prossimo 2009 di sangue e stenti in un periodo particolarmente sereno e propizio.

Per chi volesse scoprire un sistema diverso e affrancarsi dalla schiavitù del più, consiglio un paio di link interessanti…

http://www.decrescitafelice.it/

http://www.decrescita.it/old/index.php

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martedì, 09 dicembre 2008

SPAZIO

 

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Non mi sono mai illuso che esistessero il Bene e il Male. Quelli assoluti. Non mi sono mai illuso che il Bene stesse sempre dalla stessa parte. O che, di volta in volta, potesse essere chiaramente individuabile quale parte rappresentasse il bene.
Non c’è voluto molto tempo per capirlo. Sarà che sono della bilancia, ma ho sempre cercato di mantenere un atteggiamento equidistante. In tutte le cose. Da quando, poi, ho cominciato ad informarmi sulle dinamiche del potere, della politica e dell’economia, la mia equidistanza si è fatta ancora più forte.
I concetti di Bene e Male, divisi, opposti e immutabili, sono troppo semplici e confortanti. Servono, sì, in alcuni casi. Ma il più delle volte rappresentano categorie troppo grossolane. Se anche si dimostrano funzionali alla comprensione di un fenomeno, hanno le gambe corte. Spesso il fenomeno sul quale permettono di fare luce si rivela un sotto-fenomeno, una parte della verità. L’altra parte non è indagabile. Mi permettono di arrivare fino ad un certo livello di comprensione, al quale posso decidere di fermarmi. Anche perché, attraverso quelle categorie, non se ne vedono altri, di livelli.
Sono concetti confortanti. Proprio perché sono immutabili, sono una sicurezza. C’è una scelta buona e una cattiva, sempre. È semplicissimo. C’è l’angioletto e c’è anche il diavoletto. Tutto il bene da una parte, tutto il male dall’altra.
Ora, lungi da me impelagarmi in questioni religiose, nonostante abbia evocato le due figure dell’angioletto e del diavoletto. Già è sufficientemente complicata la realtà fisica…

Per sposare una ragione, piuttosto che un’altra, occorre essere convinti che quella ragione sia il Bene e l’opposta ragione sia il Male. Oppure, nel peggiore dei casi, che quella ragione contenga più bene che male e l’altra ragione contenga più male che bene. In attesa di capire la distribuzione del bene e del male in ciascuna ragione, è bene mantenere una posizione equidistante. Cioè occupare una terza posizione.
Ora, se la questione è una e le posizioni 2, è abbastanza agevole occupare una terza posizione.
Se le questioni aumentano e di ciascuna si vuole occupare una posizione non schierata, in attesa di capirne di più, bisogna cercare una posizione che sia terza nei confronti di tutte le questioni.
E lo spazio si restringe.
A questo punto ci sono alcune possibilità.
1. Si stabilisce con certezza che le informazioni raccolte su alcune questioni siano sufficienti per prendere posizione. Si prende posizione e si guadagna spazio. 
2. Si assume che le informazioni raccolte su alcune questioni devono essere sufficienti per prendere posizione. Si sceglie il compromesso e si guadagna un po’ di spazio.
3. Si realizza che le informazioni sono sempre poche, oppure che non si fa in tempo a scegliere una posizione che nuove e troppe questioni si accumulano. Si finisce per rintanarsi in un angolino sempre più stretto. Il carico non si alleggerisce e l’aria comincia a mancare.

Avere qualche riferimento a cui concedere senza dubbio (o al massimo con qualche legittimo e minoritario dubbio) l’etichetta di Bene è quasi vitale. Non farlo, o non riuscirci, è quasi letale.
Mettere quell’etichetta è qualcosa di naturale, involontario perché necessario. Serve ad alleggerire il carico. Ma non sapere dove mettere l’etichetta complica notevolmente il tutto.

Tralascio le questioni personali, per fare qualche esempio che potrebbe riguardare tutti.
Quando si scopre (ed è una scoperta quotidiana) che le divisioni di facciata nel mondo politico, economico e giudiziario sottendono spesso unioni e consorterie private; quando si scopre che chi è deputato a svolgere un ruolo in realtà non svolge quello, ma il suo opposto; quando si scopre che i media non raccontano una verità, ma la verità che sono costretti a raccontare; quando si scopre che a furia di finte verità, mascheramenti e macchinazioni, non si ha più uno straccio di elemento di verità cui attaccarsi; quando si scopre di essere vittime di una macchina gigantesca che non è dato di vedere e capire e quando si scopre che l’ingranaggio cui siamo attaccati è solo una parte minuscola del tutto, ecco, in questi casi, è veramente un casino trovare spazio.

18:40 Scritto da: steulot in sfoghi | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

venerdì, 05 dicembre 2008

IL BARO

 

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ho trovato questo fotomontaggio (ma si usa ancora questa parola?) dell'opera "Il baro" di Caravaggio sul blog voglioscendere.ilcannocchiale.it

non ho trovato il nome dell'autore.

per capire la vicenda sky degli ultimi giorni, consiglio questo articolo.

e consiglio di tenere a mente questa opera ogni qual volta si vuole cercare di capire una nuova polemica politica italiana.

 

nota: manca un ruolo per la pseudo opposizione. per veltroni, insomma. veltroni manca. appunto...

volendocelo proprio trovare, veltroni, in questo montaggio, io lo vedrei bene a fare la tovaglia. e gli italiani a fare il tavolo. 

 

se per un attimo mi dimenticassi che è un criminale, berlusconi mi starebbe veramente simpatico. è un genio.

 

 

12:40 Scritto da: steulot in opinioni | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

martedì, 02 dicembre 2008

BEER WE CAN BELIEVE IN

 

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Grazie alla sapiente intermediazione del nostro socio paolo, abbiamo messo sotto contratto un testimonial di spicco per il birrificio il grifo.

Tra una seduta di lampada abbronzante e l'altra, il nostro amico barack ama dissetarsi in compagni degli amici più cari, con delle ottime birre artigianali di produzione italiana.

In una dichiarazione raccolta da Associated Press, il neo eletto presidente ha detto:

"BURP!"

La scelta del nostro testimonial di punta è motivata dalla sua capacità di coinvolgere il pubblico con i suoi appassionanti e diretti discorsi, senza giri di parole.

Il nostro amico Barack è solo l'ultimo illustre testimonial del birrificio il grifo, dopo la compianta cagnetta laika, il quindicesimo cane che ha interpretato rin tin tin, pure lui compianto e il senatore giulio andreotti, che ci ha lasciato per motivi di prostata.

 

 

16:23 Scritto da: steulot in birra | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

venerdì, 21 novembre 2008

VELTRONI E IL GIOCO DEL CALCIO

 

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Della infinita questione sulla presidenza della commissione di vigilanza rai non ho una chiara e definita opinione. Quindi, com’è prassi in italia, la esporrò.

Qualsiasi uomo o donna politico oggi in italia deve avere un’opinione, su qualsiasi argomento. Non solo, la deve anche esporre in tutte le sedi possibili. Io non sono mai veramente sicuro delle mie opinioni. Anche sui temi più semplici. C’è sempre la possibilità che abbia ragione qualcun altro. È solo insicurezza, probabilmente. Tuttavia mi chiedo come sia possibile che le persone di potere abbiano sempre una propria posizione in merito a qualsiasi argomento. Tanto più che la mia opinione, pur suscettibile di cambiamenti, non rimane altro che un’opinione. Mentre l’opinione di un politico corre sempre il rischio di tradursi in un provvedimento che riguarda tutti i cittadini. Senza contare che la mia opinione può trovare una diffusione solo limitata, mentre quella di un politico è urlata giorno e notte su tutti i mezzi di informazione occupati. Sembra che tuttavia non si senta l’esigenza di trattare le proprie opinioni con un minimo senso di responsabilità. Bella scoperta mi si dirà…


Ora il buon villari non si vuole proprio dimettere. Non sente ragioni. E il pd ne sta facendo un caso di interesse nazionale, occupando le prime pagine dei giornali da settimane e oscurando in tale modo ben altri problemi. Oggi, addirittura, invocava l’intervento del presidente della repubblica. Ma se il pd ritiene strategico occupare quella poltrona con un proprio uomo, che importanza ha se ci va villari, zavoli o orlando?
Non sono politici eletti. In virtù della nostra legge elettorale, sono nominati dalla segreteria del partito. Dunque non devono fare gli interessi dei cittadini, ma quelli del partito che gli ha messo la seggiola sotto il culo (certo, anche con le vecchie leggi elettorali non era poi diverso, ma lasciamo perdere). Dunque a veltroni doveva bastare che ci fosse un suo uomo su quella seggiola, perché quell’uomo deve fare quello che lui gli dice. E invece, evidentemente non basta.
Non basta perché villari è stato eletto con i voti della maggioranza? Non penso che veltroni ne faccia una questione di principio. Semmai potrebbe essere preoccupato che a questo punto villari non sia più riconscente a lui per la seggiola, ma a berlusconi. E si comporti di conseguenza. Se questa fosse la preoccupazione di veltroni, espellere villari dal partito, come ha fatto, è come consegnare villari nelle mani di berlusconi. E allora veltroni sarebbe un cretino (bella scoperta, mi si dirà…).

E poi la questione pizzini. Come dice Sebastiano Messina, questo governo non durerebbe cinque minuti senza oppositori come Latorre.

Sembra che ad ogni nodo politico importante della vita di questo paese, veltroni faccia fuoco e fiamme per comportarsi da buon oppositore. Ma che succeda sempre una serie di imprevisti, ai quali veltroni non riesce ad opporsi. Finisce che è colpa di qualcun altro. E alla fine le cose vanno sempre a favore di berlusconi.
Una volta si diceva che il calcio è uno sport nel quale si affrontano 22 giocatori divisi in due squadre e alla fine vince la germania…

Ora i casi sono tre: o veltroni porta sfiga, o è effettivamente un incapace, o è fin troppo capace…
Oppure tutti questi casi insieme. Bella scoperta, mi si dirà…

 

tanto per tirarmi su di morale, concludo con queste parole di indro montanelli, del 1994, cioè 14 anni fa...

“Dobbiamo prepararci a presentare le nostre scuse a Emilio Fede. L’abbiamo sempre dipinto come un leccapiedi, anzi come l’archetipo di questa giullaresca fauna, con l’aggravante del gaudio. Spesso i leccapiedi, dopo aver leccato, e quando il padrone non li vede, fanno la faccia schifata e diventano malmostosi. Fede, no. Assolta la bisogna, ne sorride e se ne estasia, da oco giulivo. Ma temo che di qui a un po’ dovremo ricrederci sul suo conto, rimpiangere i suoi interventi e additarli a modello di obiettività e di moderazione… Oggi, per instaurare un regime, non c’è più bisogno di una marcia su Roma né di un incendio del Reichstag, né di un golpe sul palazzo d’Inverno. Bastano i cosiddetti mezzi di comunicazione di massa: e fra di essi, sovrana e irresistibile, la televisione. (...) Il risultato è scontato: il sudario di conformismo e di menzogne che, senza bisogno di ricorso a leggi speciali, calerà su questo Paese riducendolo sempre più a una telenovela di borgatari e avviandolo a un risveglio in cui siamo ben contenti di sapere che non faremo in tempo a trovarci coinvolti”.

   
 

10:48 Scritto da: steulot in sport | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

lunedì, 17 novembre 2008

libico, proprio te c'hai da ridere?

 

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(rispondo a stefano d., che commentava il post precendete, in questo nuovo post, perché la risposta mi è venuta troppo lunga)

Mah.
non lo so se questo sia il momento peggiore degli ultimi 27 anni. in fin dei conti noi siamo nati negli anni di piombo, e tutti i giorni c'era una strage, un attentato. la strategia della tensione. e la gobba di andreotti sempre più grande. è vero che se te ne stavi buonino e facevi il tuo, alla fine il lavoro pagava. ma è anche vero che forse non erano poi tanto anni d'oro quelli. certo, erano anche gli anni rampanti dell'imprenditoria del nord e degli uomini che si facevano da soli.
che entravano in una azienda come operai e finivano a fare i dirigenti. (e qualcuno a fare il presidente del consiglio…).
oggi non ci sono sicurezze e questo è vero. soprattutto qui da noi. capita anche di sentire persone che sono andate all'estero, a londra nella fattispecie, e si sono trovate di fronte un nuovo modello: la flessibilità che funziona. tu inizi a lavorare in una azienda e sai già che ci resterai per poco, magari anche solo un anno. ma sai che quando te ne andrai (e dovrai andartene, perchè è così che funziona) non ci metterai nulla a trovare un nuovo posto di lavoro. perchè quel posto sarà stato lasciato libero a sua volta da qualcuno che fa come te. 
ora, la domanda sorge spontanea. 
ma perchè dobbiamo scambiarci di posto io e te, quando ognuno potrebbe starsene al suo posto e avere magari un contratto a tempo indeterminato? È la modernità, la globalizzazione, la società liquida e altre cazzate, ti diranno. Ti diranno anche che tra un passaggio e l’altro puoi sempre aspirare a fare un salto di qualità, a crescere. Anziché crescere nella stessa azienda, ti tocca crescere tra una azienda e l’altra.
Anche se poi questo sistema tende a deresponsabilizzare. Se io sono un dirigente che faccio il dirigente per una vita dentro la stessa azienda, voglio che quella azienda sia solida, resista nel futuro. Penso a quell’azienda nel lungo termine. 
Se io sono un dirigente che so già che farò il dirigente per un’azienda per 2 anni e poi me ne andrò da qualche altra parte, cercherò di ottendere subito ottimi risultati e me ne fotterei allegramente della tenuta dell’azienda nel futuro. Subito ottimi rating, ottimi risultati e poi se la vedrà qualcun altro.
E se questo è quello che pensa un manager, figurati quello che può pensare un suo sottoposto. Se ne fotte. Poi le aziende crollano nonostante i manager percepiscano buoni uscita giganteschi. 
Ma se l’azienda fallisce ci si può sempre trasferire tutti in un’altra azienda, no?
Viva la modernità, viva la globalizzazione.
Qui da noi è anche peggio. Qui da noi evidentemente non si riesce a partire. È difficile entrare in quel giro. All’estero, da quello che sento, a qualsiasi neolaureato è concessa la possibilità. Qui da noi ti attacchi. Se hai una laurea devi avere anche il master e poi l’esperienza. Esperienza che ti fai con stage non retribuiti (o retribuiti con salari imbarazzanti) per qualche tempo e poi se sei fortunato ti pigliano da qualche parte. Facendo un rapido calcolo, se entri in università a 19 anni e sei un fenomeno, a 25 anni sei laureato, a 27 ti sei preso il master, a 29 hai smesso di fare lo schiavo degli stage e forse puoi cominciare ad aspirare a qualcosa. 10 anni nei quali devi avere la fortuna di una famiglia alle spalle, che di fatto ti mantenga.
Altrimenti ti tocca lavorare mentre studi e sono tempi più lunghi e quando arrivi sul mercato del lavoro sei già vecchio.
Io non ho fiducia nel futuro. Non ho fiducia nel presente. Non ho fiducia nei confronti delle persone che ci governano e in quelle che ci dirigono.

Io però ai libici che ti pigliavano per il culo gli avrei detto:
“caro libico, ma com’è che una volta quando si parlava della libia si pensava subito a gheddafi e alla sua dittatura e oggi si continua a pensare a gheddafi e alla sua dittatura?”
Poi gli avrei spaccato la macchinetta del caffè sulla schiena.

12:41 Scritto da: steulot in iniziative | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

venerdì, 07 novembre 2008

me misero, me tapino

 

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Da ottobre non percepisco più la borsa di studio per il dottorato.

Tocca inventarsi qualcosa.

Toccherà lavorare per davvero.

Me misero, me tapino. 

10:01 Scritto da: steulot in corti | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

giovedì, 06 novembre 2008

DIARIO DELLA CRISI - 4

 

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Da qualche anno a questa parte i giornalisti hanno preso la pessima abitudine di citare fuori contesto. Fanno domande e poi combinano le risposte a seconda del messaggio che vogliono dare, travisando così il significato originale. Ebbene, non si fa. Non è giusto.
Nonostante questo blog non sia una testata giornalistica, mi sembra comunque doveroso fare giustizia.
Parto da una dichiarazione qualsiasi, e poi ne ricostruisco il contesto.

“Io guardo il Tg3 e vedo che ci sono degli anchorman che hanno già una faccia un po' gotica, un po' dark. Sicuramente, ce ne sono più in Rai che sugli altri network. Credo che il direttore del telegiornale dovrebbe dimostrare un maggiore esprit de finesse in queste cose. Farle, dirle lo stesso, ma magari con un'altra espressione.” – Marcello Dell’Utri – 04.11.2008

Potrebbe sembrare un giudizio come un altro. La tv pubblica dovrebbe mettere dei conduttori con la faccia più simpatica. E va bene.

Contestualizziamo. Ma contestualizziamo nel modo giusto.

“Farò in modo che la tv pubblica e quella privata non siano ansiogene. La tv pubblica non può essere il punto principale di pessimismo. Basta diffondere panico, ora intervengo.” – Silvio Berlusconi – 30.10.2008

“Nei confronti della stampa (o, meglio, dei giornalisti) l’impiego degli strumenti finanziari non può, in questa fase, essere previsto nominatim. Occorrerà redigere un elenco di almeno 2 o 3 elementi per ciascun quotidiano o periodico in modo tale che nessuno sappia dell’altro. L’azione dovrà essere condotta a macchia d’olio, o, meglio, a catena, da non più di 3 o 4 elementi che conoscono l’ambiente.
Ai giornalisti acquisiti dovrà essere affidato il compito di "simpatizzare" per gli esponenti politici come sopra prescelti in entrambe le ipotesi alternative 1c e 1d. 
In un secondo tempo occorrerà:
a) acquisire alcuni settimanali di battaglia; 
b) coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso una agenzia centralizzata; 
c) coordinare molte TV via cavo con l’agenzia per la stampa locale; 
d) dissolvere la RAI-TV in nome della libertà di antenna ex art. 21 Costit.” – Licio Gelli, Piano di Rinascita Democratica - 1982

“Raccontare deliberatamente menzogne e nello stesso tempo crederci davvero, dimenticare ogni atto che nel frattempo sia divenuto sconveniente e poi, una volta che ciò si renda di nuovo necessario, richiamarlo in vita dall'oblio per tutto il tempo che serva, negare l'esistenza di una realtà oggettiva e al tempo stesso prendere atto di quella stessa realtà che si nega, tutto ciò è assolutamente indispensabile.” – George Orwell, in “1984” – 1948 

 

 

“Se la libertà di stampa significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire.” – George Orwell, in “La fattoria degli animali” – 1945



Ecco, così mi sembra un po’ più contestualizzato.

18:53 Scritto da: steulot in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

impressioni di novembre

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Alcune cose mi hanno davvero impressionato della vittoria elettorale di obama.

La prima è stata vedere tutti sti americani in piazza a festeggiare.

Ma gli americani, si sa, si esaltano anche in fretta.

La seconda è stata vedere tutta sta gente in giro per il mondo, dalle filippine al madagascar, che si esaltava.

La terza è stata constatare il provincialismo ignorante dei politici italiani che devono per forza commentare, anche se non capiscono nulla.

Ma di tutte le cose che mi hanno impressionato, nessuna mi ha impressionato come quella di vedere la gente per il mondo che si esaltava... 

13:11 Scritto da: steulot in musica | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

lunedì, 03 novembre 2008

obama obama obama alè alè

 

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In questi giorni bisogna scrivere di elezioni americane. Non si può non farlo. C’è in ballo non solo il futuro degli statunitensi ma pure il nostro, nostro malgrado e ahimè. E non è una frase fatta.

Mi è capitato di incontrare degli amici entusiasti dell’irresistibile ascesa di obama e di tutte le promesse che si porta dietro. Prima ancora delle promesse espresse, quelle che si dicono in campagna elettorale. Obama è forse il primo candidato alla presidenza usa la cui presenza stessa porta promesse.

Non è solo una questione di pelle.

È anche una questione di presenza fisica. Obama dicono tutti che sia un bell’uomo. E questo dato è fondamentale, secondo me, per capire queste elezioni. Che servano montagne di soldi per le campagne elettorali è sempre stato vero in usa, e da qualche tempo è altrettanto vero anche da noi. La novità è che bisogna pure essere belli. Giovani e belli. Questa è la promessa che si porta obama, la promessa subliminale. Poi sto candidato se lo sono scelto anche magnetico, con un indubbio potere mediatico, espresso, anche questo, dalla sua stessa persona. La grande novità non è il colore della sua pelle. Obama è incidentalmente nero. Questo lo dicono e lo scrivono tutti. Anche perché tutta la macchina elettorale che ha messo in piedi, cioè tutte le migliori teste del marketing, hanno capito che non potevano puntare su quel particolare. Perché era talmente ingombrante (nella testa degli elettori) che avrebbe tolto lo spazio al resto. Quindi obama doveva piacere a tutti e non solo alle minoranze. Con le minoranze non si fanno le maggioranze… quindi hanno puntato tutto sulla sua straordinaria capacità di comunicare di pancia più che di testa. Di lanciare messaggi subliminali.

È la solita storia. Le elezioni non si vincono facendo ragionare gli elettori. I ragionamenti servono a far scrivere bene o male i giornalisti. Gli elettori sono talmente imbottiti di discorsi da non trovarci più un filo quando vanno a mettere la crocetta (o vanno a toccare lo schermo del computer). Quindi i candidati devono lavorare perché il ditino dell’elettore rimbecillito vada da solo sulla casellina giusta. Senza che nemmeno l’elettore rimbecillito sappia come e perché.

E allora uno così bravo a fare sto lavoro, a comunicare in maniera subliminale, è l’uomo giusto. Poi gli scrivono pure i discorsi per bene, gli fanno dire le cose giuste al momento giusto, attaccare quando serve, attendere quanto serve. Come si fa a perdere con uno così?

Dicevo che ho incontrato alcune persone entusiaste di obama. Che non vedono l’ora di osservarlo in azione. Con la speranza che le tante, troppe cose che devono cambiare dall’altra parte dell’atlantico, cambino. E cambino come ci si aspetta che cambino. Perché quelle promesse promettono cambiamenti radicali.

Sono cautissimo e dubbiosissimo. Il potere è potere. Le campagne elettorali sono campagne elettorali. Se le aziende investono su un candidato è perché sperano che con la sua elezione i guadagni siano superiori ai costi. Almeno in questo la finanza non ha mai toppato. Da qualche anno, le aziende che finanziano un candidato, finanziano automaticamente pure l’altro. Così sono sicure di guadagnarci in ogni caso. Il problema è che i finanziamenti non sono calati, anzi, sono aumentati.

Questo significa che se io exxon davo 10 a bush e 1 ad al gore, in totale davo 11. Per tornare in attivo, io exxon mi aspettavo di ricevere in cambio almeno 12.

Poi io exxon ho cominciato a dare 11 a bush e 8 a kerry. In totale 18. stavolta io exxon mi aspettavo almeno 19.

Stavolta mi tocca dare almeno 12 a mccain e 12 a obama. Totale 24. stavolta mi aspetto almeno 25.

Tutte ste cifre per dire che le aziende contano sempre di più. Lo ha dimostrato bush figlio. Con una politica schizofrenica e fallimentare col solo scopo di restituire i debiti. Come un poveraccio alle prese con gli strozzini. Perché, ditemi perché, obama dovrebbe fare diversamente?

I casi sono due: caso 1, fa diversamente, attua una politica di reale discontinuità, su tutti i fronti. La cia lo fa saltare in aria. Caso 2, non fa diversamente. Fa esattamente quello che si deve fare per avere il potere e mantenerlo. Cioè ci si prostra a chi arbitra tale potere.

Per questo sono così cauto.

Poi ho letto il consueto articolo domenicale di Scalfari su repubblica. A questa cautela, Scalfari risponde che avendo fatto una campagna così di pancia, così diretta alla gente, l’eventuale potere di cui potrebbe essere investito obama è un potere che emana dalla gente e non dalle aziende. Quindi se Obama vuole mantenere quel potere, deve essere coerente con il suo messaggio di cambiamento. Altrimenti sarà la gente a farlo saltare per aria, e non la cia.

Ipotesi suggestiva, entusiasmante. Ma c’è una cosa che mi torna poco. Gli stati uniti sono un sistema che si regge, secondo me, su due basi: una politica aggressiva (da sempre) nei confronti degli altri e una massiccia creazione del consenso internamente. Chi mantiene e incrementa queste basi ha interesse ad avere un presidente che li aiuta in quest’opera di mantenimento e incremento. Non ci sono storie. Perché chi svolge questo ruolo dovrebbe scegliere di cambiare le basi su cui si fonda il paese e dalle quali dipende il proprio tornaconto? Perché consentire e appoggiare questa ascesa travolgente di obama? Mancano dei mezzi per farlo? Non credo. Non capisco. Non mi tornano i conti.

Cambiare quelle basi significa smettere di rovesciare governi in sudamerica e nel resto del mondo, smettere di finanziare traffici illeciti, smettere di provocare guerre, uccidere innocenti, smettere di corrompere mezzo mondo. Smettere di essere impero. Non so, non mi torna.

Se obama vuole cambiare, non deve cambiare solo il volto agli stati uniti. Deve cambiarne completamente la struttura, le componenti, gli organi, il funzionamento, gli obiettivi. Altrimenti sarà un fallimento.

Allora mi viene in mente la terza via.

La via della conciliazione degli interessi. La via più spaventosa. Obama è uno strumento nelle mani di coloro che vogliono mantenere lo status quo. Hanno capito, questi reggitori, che il metodo Bush non funziona. Nonostante il massiccio impiego dei mezzi di comunicazione e della strategia della paura, non funziona. Lo dimostrerebbe anche mccain, che prova invano ad insidiare obama con queste stesse modalità d’azione.

Se non puoi batterli, alleati con loro.

Obama è in ascesa? Ha alle spalle un consenso mai visto, così spontaneo e potente? Bene, obama è nostro amico. L’importante è il consenso e il mantenimento di quel consenso. Allora che si fa?

Si cambia affinchè tutto rimanga come prima, anzi, più di prima. Non è importante il reale cambiamento, ma la percezione che se ne ha. Allora non cambieremo nulla e faremo in modo che sembri che tutto stia cambiando. Il tutto condito con dosi mai viste di rimbecillimento comunicativo. E se non cambia, ci inventeremo dei nuovi nemici del grande cambiamento.

È la nuova frontiera.

Stavolta il burattino è più bello, tutti vogliono bene al nuovo burattino.

Spero di sbagliarmi.

A pensare male, dice il divo giulio, si fa peccato, ma spesso ci s’azzecca. Spero che andreotti stavolta si sbagli e di scoprire che non è sempre detto che il complotto sia più efficiente e sottile che mai.

14:21 Scritto da: steulot in videogiochi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

venerdì, 31 ottobre 2008

november


Saluto novembre con un giorno d’anticipo. Sarà perché ho voglia che finalmente cominci l’inverno o perlomeno arrivi un autunno che sembri davvero un autunno. L’estate non la smette più di finire. Come certi film che a ogni scena dici questa è l’ultima, e invece c’è ancora qualche personaggio da sistemare e allora ti toccano altre scene e poi altre ancora. È estenuante. La roba da vestire più calda ti salta addosso non appena apri l’armadio. Guardi fuori, vedi grigio e ti sembra una buona idea. Poi a mezzogiorno ci sono 24 gradi e non sai bene che cosa fare.

C’è bisogno di freddo, maglioni, scarpe pesanti e respiro che fuma.

 

No shadow no stars
no moon no cars
November
it only believes
in a pile of dead leaves
and a moon
that's the color of bone

No prayers for November
to linger longer
stick your spoon in the wall
we'll slaughter them all

November has tied me
to an old dead tree
get word to April
to rescue me
November's cold chain

Made of wet boots and rain
and shiny black ravens
on chimney smoke lanes
November seems odd
you're my firing squad
November

With my hair slicked back
with carrion shellac
with the blood from a pheasant
and the bone from a hare
tied to the branches
of a roebuck stag
left to wave in the timber
like a buck shot flag

Go away you rainsnout
go away blow your brains out
November

17:18 Scritto da: steulot in iniziative | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

sabato, 18 ottobre 2008

trabocco

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Dice vinicio che la bocca parla per trabocco del cuore. Bisognerebbe essere capaci di agire per trabocco del cuore. Perché il cuore ad un certo punto non regge più. Paolo cerca la massima dilatazione elastica della sua borsa portacompiuter. Noi cerchiamo la massima dilatazione delle pareti del cuore. Per troppo contenuto.

Contenuto che ci viene riversato dentro, nostro malgrado, un giorno dietro l’altro. Ci illudiamo che sia un pozzo senza fondo. O che il contenuto sia privo di massa o volume. O che quel contenuto possa essere compresso a piacimento e spinto più giù.

E invece no, non si può né comprimere, né spingere fino a farlo scomparire. Resta lì e si accumula.

Poi un giorno scopri che non ce la fa. Senti le pareti che scricchiolano e vorresti che fosse la borsa di paolo, che se si sfonda è un peccato, perché era proprio la borsa ideale, ma fa niente, ne compreremo una nuova. Non se ne può comprare uno nuovo e lo sai perfettamente. Sei al limite, ma continuano a versarci dentro, e se ne fregano.

C’è un’unica soluzione.

Nel marasma della mia costante indecisione, che si può sempre avere ragione o avere torto, che niente è immutabile e in fondo in fondo tutto può darsi, questa volta mi pare che ci sia un’unica soluzione.

Prenderne coscienza.

Prendere coscienza di quel contenuto. E che è inesorabile che ci sia versato dentro il cuore. Prendere coscienza di quel cuore. E infine cominciare a svuotarlo e a fare un po’ di posto. L’unico modo di svuotarlo è agire. Trasformare la rabbia la delusione e la sopraffazione in qualcosa che non sia altrettanta rabbia o delusione. Non rispondere pane al pane. D’altra parte il cuore raccoglie ciò che è fatto per raccogliere. Ma non è una scatola. E allora usiamolo per rielaborare e tirare fuori qualcosa di diverso da quello che raccogliamo.

È uscito l’album nuovo di vinicio.

Bologna-Parma, ore 1.15. la strada dritta e la pioggia. Sono carezze. È un disco di carezze.

03:50 Scritto da: steulot in motori | Link permanente | Commenti (4) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

venerdì, 17 ottobre 2008

DIARIO DELLA CRISI - 3

 

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ieri mattina alle sei e mezza ero in macchina. ancora nel torpore del sonno. ascoltavo la radio come faccio sempre, cioè saltando come un forsennato da una stazione all'altra. dicevo che ero ancora un po' rincoglionito e mi sono soffermato su rtl 102.5 perchè parlavano dell'emendamento della lega per le classi ponte per i bambini stranieri.

dicevo che ero ancora un po' rincoglionito.

i conduttori avevano evidentemente appena finito di leggere alcuni messaggi che commentavano in modo positivo la proposta. e proseguivano:

"... poi ovviamente ci sono anche alcuni ascoltatori che non sono d'accordo. abbiamo al telefono tizio che vuole dire la sua."

tizio, italiano e del nord italia, non era in grado di esprimere 4 parole in croce in italiano.

"... ricordiamo anche che un provvedimento come questo è già in vigore nella civilissima svizzera..."

(chissà perchè quando si parla della svizzera bisogna sempre dire che è civilissima, come achille piè veloce)

(ma vuoi vedere che magari sono io che mi sbaglio? magari sto provvedimento non è poi così male, in fin dei conti si permette a questi bambini di imparare la lingua. poi così si inseriscono meglio. sono meno discriminati perchè parlano male l'italiano...)

"... queste classi ponte permetteranno anche ai bambini di imparare il rispetto per il paese che li ospita..."

(ma sì dai, sono io che penso sempre male. devo smetterla di pensare che ci vogliano sempre fottere in qualche modo, devo togliermi dalla testa questa ossessione del sospetto...)

"... l'educazione civica e le tradizioni regionali e territoriali..."

(ma allora perchè tutto questo scandalo, perchè sono saltati su tutti a urlare al razzismo? sarà la solita strumentalizzazione. ormai non si può più dire nulla perchè subito si viene etichettati senza appello. non esiste una vera discussione, una sana e sacrosanta discussione. esistono gli slogan e le etichette...)

"...queste classi ponte, o classi di inserimento come è stato proposto di chiamarle..."

 

Poi, improvvisamente, un lampo.

 

Il caffè che avevo tracannato mezz'ora prima ha fatto effetto di colpo. Ho capito tutto. tutto mi si è fatto chiaro. 

Ho capito come si chiamano queste classi. come si chiamano questi provvedimenti. Vanno tutti sono un unico nome: apartheid.

(minchia...)

E una strana sensazione si è fatta strada. Insomma, ero contento di aver ritrovato il senno ma allo stesso tempo ero agghiacciato dalla situazione italiana. apprendisti stregoni che provvedono ad un bombardamento quotidiano, instancabile, di cazzate tutto il giorni tutti i giorni. diventa quasi normale. è la normalizzazione di una follia. finisci per credere di essere tu quello che si sbaglia. perdi di vista i valori, finisci per mettere in discussione principi che fino a poco tempo fa credevi saldissimi, inattaccabili, quasi sacri. non è che in fondo hanno ragione loro? esisterà più di un modo di guardare la realtà. possibile che esista solo il mio? magari hanno ragione loro. anzi, magari ho torto io. magari ho torto io. magari ho torto io.

 

 

11:28 Scritto da: steulot in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

venerdì, 10 ottobre 2008

E ALCUNI AUDACI IN TASCA LA REPUBBLICA

 

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stamattina manifestazione contro la riforma scolastica e i soliti autunnali tagli all'università. che stavolta rischia davvero grosso, cioè di dover essere trasformata in una fondazione privata. insomma chi può permetterselo studia, gli altri faranno altro...

poca gente, soprattutto ragazzini delle scuole superiori, che seguivano un tizio sul tettuccio di un furgoncino vestito con la maglietta di che guevara e con la kefia attorno al collo, che metteva musica punk e ska. e i ragazzini ballavano contenti. nelle pause urlavano alternativamente "berlusconi pezzo di merda" o "gelmini vaffanculo".

totale universitari presenti meno di 30. totale dottorandi e ricercatori 1.

facciamo la rivoluzione, ma con calma.

19:23 Scritto da: steulot in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

giovedì, 09 ottobre 2008

DIARIO DELLA CRISI - 2

 

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Il bello dei momenti di crisi è che si scoprono le carte. Eccone un paio.


Ieri mattina arriva la notizia che bush da grande stratega ha detto che bisognava convocare un g8 straordinario. In giornata sono arrivate alla spicciolata le adesioni dei grandi statisti europei. Tutti d’accordo, la gravità del momento lo richiede. (ma i piccoli risparmiatori non si facciano prendere dal panico). Quando lo facciamo sto g8? Tra mezz’ora? Domani mattina? No, tra un mese. Ci vuole tempo per organizzarlo, trovare una location degna, organizzare i servizi segreti, allertare le forze di polizia, chiamare quelli del catering, dare tempo alle agenzie di stampa, allertare quelli dei forum, disegnare i costumi per quelli che si dovranno travestire da blec bloc. Ci vuole tempo. Ma se io dovessi riunirmi con urgenza con gente che sta dall’altra parte dell’oceano aprirei scaip, metterei le cuffie e accenderei la uebcam. Durata totale delle operazioni organizzative, 1 minuto. Non che io abbia mai creduto nel g8, anzi. Penso sia un’inutile e dannosa operazione mediatica. E infatti la crisi rivela proprio questo: il g8 è una pagliacciata per il popolino.


Da qualche giorno gli illuminati statisti europei stanno discutendo se creare un fondo di garanzia europeo oppure ognuno faccia per sé. Ovviamente favorevole al fondo europeo l’italica patria. Il che rivela quanto siamo pezzenti. (ma i piccoli risparmiatori non si facciano prendere dal panico). Quando fai qualche operazione finanziaria con altre persone è perché speri di dividere le perdite, non certo gli utili. E infatti la Merkel ha detto che lei il fondo europeo non lo vuole fare, ognuno si lavi i panni sporchi in casa. Probabilmente, sentita la puzza dei panni italiani, avrà pensato che i suoi a confronto profumavano di mughetto. Basta questo per smentire il nostro presidente del consiglio, che convoca conferenze stampa per dire che l’italica patria rischia meno degli altri paesi.

11:46 Scritto da: steulot in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

DIARIO DELLA CRISI - 1

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Allora stavolta non mi fregano.

Ho guardato tutte le trasmissioni televisive i telegiornali porta a porta matrics e otto e mezzo, le trasmissioni radiofoniche compresa quella della falcetti alle 6 del mattino su radio1, ho letto tutti i giornali compreso milanofinanza e alla fine ho sentito di avere davvero le idee più chiare.
Ieri sono stato in banca dal mio operatore finanziario di fiducia. Abbiamo fatto le cose con la testa, ci abbiamo ragionato su una mezzoretta. Il mio operatore concordava. Bisogna guardare in faccia il toro e infilzarlo nella collottola con maschia e italica destrezza, prima che il toro ti infilzi lui con le sue cornacce. Senza farsi prendere dal panico.
Bisogna andare in controtendenza. Il mio portafoglio titoli conteneva circa centomila euro investiti in obbligazioni strasicure, blindate, tipo buoni del tesoro della svizzera. Ma io, dopo aver capito tutte quelle cose dai mezzi di informazione, ero fiducioso. E allora ho disinvestito quei titoli e ho comprato buoni del tesoro argentini, obbligazioni parmalat e cirio e mentre c’ero ho pensato anche di comprare azioni enron, e fanny mae. Poi ho salutato e ringraziato il mio operatore finanziario e sono passato nell’ufficio mutui. Lì ho deciso di rinegoziare il mio mutuo e passarlo a tasso variabile. Basta con tutte queste paure.
Poi sono passato in agenzia immobiliare e ho messo in vendita i miei terreni agricoli e le mie proprietà immobiliari. Ora mi sento meglio. Basta con tutte queste paure.
Il sistema è solido, le perdite finora sono state ridicole, è una crisi come ce ne sono state tante. E poi l’italia non rischia come rischiano gli altri. Perché siamo il paese del sole, abbiamo la pizza, suoniamo il mandolino spingendo le gondole con la lupara, cantando that’s amore al telefono, con uno dei nostri 3 telefonini personali.
Stavolta li frego io.

11:05 Scritto da: steulot in opinioni | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

martedì, 07 ottobre 2008

CUNEESI AL RUM

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problema: hai a disposizione un cioccolatino del tipo cuneese al rum. quanti cuneesi al rum bisognerebbe mangiare per ubriacarsi?

dunque un cuneese al rum pesa 17 grammi. contiene il 3% di rum, cioè 0,51 grammi. 200 cc di rum sarebbero sufficienti per ubriacarsi? presumo di sì. dunque servirebbero almeno 392 cuneesi al rum. dopo 3 cuneesi al rum di seguito comincerebbe a venirmi un po' di nausea, ma potrei resistere. a 20 comicerebbero a farmi davvero schifo. potrei sempre vomitare, ma perderei la quantità di rum ingerita. 

bisogna trovare un altro sistema. è che con tutti questi cuneesi al rum a disposizione, uno deve darsi degli obiettivi...

 

 

17:13 Scritto da: steulot in iniziative | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

lunedì, 06 ottobre 2008

il saltarello

 

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È da tempo che sto cercando di capire che cosa ci aspetta nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Faccio un piccolo riassunto dei fattori più preoccupanti.

1. c’è un governo autoritario di irresponsabili affaristi guidati da un folle mitomane

2. i mezzi di comunicazione sembrano guidati da una mano invisibile, operano deliberatamente per instillare la paura nella popolazione. Paura e divertimento per tutti. E la paura serve al governo autoritario per fare ciò che vuole.

3. c’è una crisi finanziaria gigantesca che per ora ha sembra che abbia solo scherzato. Non passa giorno, non passa ora che qualcuno non dica quanto grossa sarà la crisi. E non passa ora che qualcun altro non dica che non bisogna avere paura. Quando ti dicono che non devi avere paura, il più delle volte ti caghi ancora di più addosso.

4. la crisi finanziaria si tirerà dietro una crisi economica ancora più devastante. Siamo seduti su una palla, c’è chi dice che sia una bomba atomica, e vuole che ne abbiamo paura, e c’è chi dice che è un saltarello e vuole che ci saltiamo sopra, di qua e là, allegramente.

5. i piccoli risparmiatori, cioè il 30% della popolazione mondiale, se sono fortunati, pensano a quei 4 soldi che gli sono rimasti, e vorrebbero tanto andarli a prendere per metterseli sotto il cuscino. “ma così ci perdi, l’inflazione te li mangia”. Ma almeno sai dove sono, sai che ci sono, li tocchi. I soldi non esistono. Sono numeri. La gente si spacca la schiena tutta la vita per avere dei numeri su un foglietto.

6. il resto della popolazione mondiale è divisa tra la gente che già ora muore di fame, che sarà approssimativamente il 69,99% della popolazione mondiale, è i grandi investitori, cioè lo 0,01% della popolazione mondiale. Queste due categorie difficilmente saranno investite dalla crisi.

7. il petrolio è tutto. Ci facciamo tutto. La nostra vita, così come la conosciamo, senza il petrolio sarebbe un’altra vita. Una cosa diversa. Ogni tanto mi viene da pensare che le nostre vite sono decise da dei signori che hanno un tesserino, con il quale possono accedere alle contrattazioni che decidono il prezzo del petrolio. Questi si alzano la mattina e pensano. Pensano a quale sarà il prezzo del petrolio tra qualche mese. Poi vanno in borsa e dicono “secondo me sarà 170 dollari. Scommetto che fra dieci mesi lo pagheremo 170 dollari un barile di petrolio”. Passa di lì uno con il tesserino come lui e dice “Io scommetto che lo pagheremo 180” e vanno avanti così tutto il giorno. Poi a fine giornata ti dicono che il petrolio che l’altro giorno costava 80 dollari, ora ne costa 180. Lo ascolti per radio. Mentre stai in fila al distributore low cost. perché all’agip non ci puoi andare più. Poi il giorno dopo la radio ti dice che oggi il petrolio costa di nuovo 80 dollari. Ma comunque all’agip non ci puoi andare più. Perché nel frattempo il pane ha raddoppiato il prezzo. E non ti dicono che nesso c’è tra i due prezzi. il petrolio determina le nostre vite. e il petrolio è determinato da gente che si sveglia la mattina e va a fare le scommesse. 

8. le guerre che ci sono, non esistono. Quelle che esistono esistono perché ogni tanto qualche mezzo di informazione ne parla. Perché qualcuno si è fatto saltare in aria. Perché qualcun altro ha deciso l’invio di un nuovo contingente da qualche parte del mondo perché laggiù proprio la democrazia non se la vogliono mettere in testa. Non si applicano. Perché è scappata la notizia che la Cina sta occupando mezza Africa. L’altra metà era già occupata da qualcun altro.

9. a livello personale, non riesco a pensarmi fra qualche mese. Non riesco a pensarmi a novembre, a febbraio. Non so che cosa devo fare di me stesso. Vorrei che tutte le cose che ho elencato sopra non influissero sulle mie valutazioni, le mie decisioni, le mie aspirazioni. E invece influiscono. Senti che vogliono farti saltare sul saltarello, e ti viene il dubbio che sia una bomba atomica. E allora cominci a saltare un po’ meno, a saltare con un po’ di circospezione, a farti più leggero. Poi il dubbio che sia una bomba atomica si fa più pressante. Ti sembra quasi di sentire il ticchettio. E allora smetti di saltare con il saltarello e ci rimani seduto sopra, facendo finta di saltare, muovendo solo le caviglie. A questo punto non importa più di sapere se sei seduto su un saltarello o su una bomba atomica.

Poi ti guardi intorno. Sono tutti lì, ognuno seduto sul suo saltarello. Sorridono tutti. Provi ad avvicinarti, guardi bene. Qualcuno salta qui e là, nemmeno riesci a stargli dietro. Tanti non saltano, la maggior parte muove appena le caviglie. Alcuni sono proprio fermi.

Tu nel frattempo devi scrivere dei numerini in una tabella, devi fare una ricerca. Vuoi che la gente capisca che dovrebbe comportarsi in un altro modo. Dovresti pensare che forse quei numerini possono servire a qualcosa. Ma non lo pensi.

19:04 Scritto da: steulot in sfoghi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

venerdì, 03 ottobre 2008

SOTTO LA DOCCIA

c'è chi sotto la doccia canta.

c'è chi sotto la doccia pensa a hit the road jack di ray charles e quando finisce, ancora in accappatoio e ciabatte, si mette al pianoforte...

 

 

io solitamente sotto la doccia mi incazzo con lo scaldabagno... 

12:27 Scritto da: steulot in musica | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook